MADE-EXPO

“Building the Expo”: anche il Padiglione Ungherese mette in mostra i propri dettagli costruttivi al “MADE Expo”

Padiglione UnghereseMILANO – “Building the Expo” è il titolo della mostra che è stata allestita al MADE Expo, dal 18 al 21 marzo, presso la Fiera di Rho Pero: sono stati presentati in anteprima oltre 30 padiglioni, che, attraverso dettagli costruttivi, materiali e prototipi, foto e video di cantiere, sono stati svelati a sei settimane dall’apertura del grande evento. In mostra anche i dettagli costruttivi del Padiglione Ungherese.

“Abbiamo voluto creare un ponte tra la fiera specializzata nel settore delle tecniche costruttive e l’evento che si inaugurerà sei settimane dopo. Un momento di riflessione sui temi del costruito – ha spiegato agli intervistatori Luisa Collina, delegata del rettore del Politecnico di Milano per Expo 2015 e curatore della mostra –  poichè dal 1 maggio tutti quanti saranno travolti dai contenuti, dagli allestimenti e dalle scenografie. Questo è il momento giusto per fare un punto sulla parte hard del padiglioni: interrogarsi su quali siano gli ingredienti che stanno alla base di queste architetture, vedere come sono fatti gli scheletri delle strutture, studiare il processo progettuale e costruttivo”.

“Dalla raccolta di questi semilavorati progettuali e costruttivi – ha raccontato Luisa Collina – emerge un insieme di soluzioni ampio e variegato. Ci sono strutture essenziali e fondate su pochi elementi di base; altre sono più complesse e mescolano tecnologie e materiali diversi; in alcune prevale un ingrediente principale, che identifica in modo chiaro il carattere di queste architetture effimere; in altre i sapori risultano meno netti e, forse, incontreranno più facilmente il gusto di un pubblico più vasto”.

Expo 2015 è stato per gli architetti una grande occasione di sperimentazione, anche perché, nell’ambito di linee molto rigorose indicate a monte, è stato chiesto ai Paesi di interpretare il tema del cibo: c’è chi ha comunicato il messaggio in modo mediato e astratto, e chi, invece, ha fatto prevalere soluzioni figurate, come è stato per il chicco di riso della Malesia o per il gigantesco cappello dei coltivatori thailandesi.

Foto rendering Padiglione Ungherese (fonte: Carpathia Kft)
Foto rendering Padiglione Ungherese (fonte: Carpathia Kft)

Le forme e i materiali del Padiglione Ungherese rappresentano le caratteristiche principali dell’architettura rurale ungherese (granaio, silos rurali, stalle), che è conosciuta nel mondo per le opere di Kós Károly e Makovecz Imre. I principi che ispirano le loro opere sono influenzati dall’architettura organica, che rispetta la natura e ricerca l’armonia tra l’uomo e l’ambiente. La zona centrale del Padiglione, a forma di botte, è ispirata all’Arca di Noè, simbolo di salvezza degli esseri viventi. Le due estremità laterali, invece, richiamano i tamburi sciamanici, che riportano a radici antiche, evidenziando il rapporto mistico con la natura. Sono solcate dall’antico simbolo dell’albero della vita, nel quel scorre l’acqua dolce naturale ungherese, dalle celebri proprietà termali. In copertura, un grande tetto giardino, con le sue doghe allungate come fosse uno scheletro, rappresenta l’apertura verso la luce del sole, così come i petali di un fiore che avvolgono il cuore della vita. La maggior parte del materiale utilizzato per la costruzione è rinnovabile (legno, legno lamellare, cellulosa), per evidenziare il contenuto ecologico, integrato, in parallelo, con il risparmio energetico e l’abbattimento dell’inquinamento atmosferico. Infatti, per minimizzare il consumo energetico, l’isolamento termico esterno dell’edificio è realizzato secondo i principi di costruzione delle case passive. Le finestre sono composte da tripli vetri e sulla facciata soleggiata si trovano dei pannelli solari. Gli spazi interni possono essere ventilati naturalmente. L’intero edificio, inoltre, sarà smontabile, ricostruibile e riutilizzabile. Il Padiglione è costruito con pannelli prefabbricati smontabili, che verranno riassemblati come Centro di Ricerca a Szombathely, nella Caserma degli Ussari. L’ultimo piano della costruzione ospiterà un giardino a cielo aperto, dove saranno coltivate 33 tipologie di frutta, verdura ed erbe mediche, che sono diffusamente presenti in Ungheria.

Tornando alla mostra, accanto agli architetti sono scese in campo le società di ingegneria e le aziende, moltissime impegnate nella realizzazione di prodotti chiavi in mano. Tra i materiali, acciaio e legno la fanno da padrone. Si dice che, una volta completato l’Expo, ci sarà nell’area acciaio equivalente a 2,5 torri Eiffel; ma c’è anche molto legno, scelto per comunicare i temi della natura e della sostenibilità. “Giappone, Francia e Cile si sono portate il legno dal proprio Paese – ha raccontato Luisa Collina – e il Giappone ha realizzato un’interessante parete (in mostra al MADE Expo con un modello in scala 1:1) senza usare nè colla nè chiodi. Francia e Spagna hanno realizzato i loro padiglioni con un telaio in legno. C’è anche molto bambù sia nel padiglione della Colombia e sia nell’allestimento del padiglione Vanke, che è stato il primo ad essere consegnato”.

Come tutte le esposizioni, anche Expo 2015 sarà un grande parco tematico e, prima di immergersi nelle scenografie e nei contenuti della manifestazione, il MADE (Milano Architettura Design Edilizia) ha scelto di accendere un faro sui materiali e le scelte tecnologiche. Alla mostra si è potuto imparare molto sui dettagli degli “scheletri” dei padiglioni, che, nel cantiere vero, man mano si stanno rivestendo con pannelli di legno, vetro, ceramica, tessuto o anche con prati verdi.

(fonte: MADE Expo, ilsole24ore)

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