Orchestra-Tzigana-Budapest

Un viaggio nella musica dei Gitani al Teatro Vittorio Emanuele di Messina

MESSINA –  Sabato 18 aprile, alle ore 18:00, al Teatro Vittorio Emanuele di Messina, si esibirà Antal Szalai e l’Orchestra Tzigana di Budapest (Szalai Hungarian Gypsy Band). Una serata all’insegna della musica tzigana e, più in generale, del variegato patrimonio musicale ungherese.

L’Orchestra Tzigana di Budapest – attiva da oltre quarant’anni su impulso del suo fondatore, il Direttore e Primo Violinista Antal Szalai – è l’orchestra più popolare d’Ungheria. Il suo repertorio orchestrale ha reso famosa in tutto il mondo la musica tzigana e, più in generale, la cultura musicale ungherese. Il gruppo, infatti, esegue brani di musica nazionale dell’epoca della riforma, della musica tradizionale csárdás ed arrangiamenti di canzoni popolari.

Note composizioni, come le Danze Ungheresi di J. Brahms o la Rapsodia Ungherese No. 2 di F. Liszt, saranno proposte al pubblico, attraverso una lettura che metterà in risalto proprio il temperamento tipico della musica di matrice ungherese. Accanto a questi pilastri musicali universalmente noti, saranno eseguite le musiche popolari della cultura ungherese e tzigana, i famosi verbunkos (le danze caratteristiche degli Ussari e utilizzate in Ungheria per il reclutamento militare) e le celebri csárdás (le danze da taverna della pianura), come l’opera più conosciuta del napoletano Vittorio Monti, dal titolo Csárdás.

Si tratta di forme musicali che sono da considerarsi tzigane solo nella pratica, ma non nelle origini, e che, da anni, sono state assorbite in ogni programma musical-popolare che si rispetti. La musica di queste orchestre, così intimamente radicata nelle radici nazionali, vive e si trasforma grazie all’entusiasmo che sa trasmettere e che riceve dagli ascoltatori e dal suo pubblico. Nonostante sia suonata regolarmente nei caffè e nei ristoranti di Budapest, è musica “nobile” ed elegante, che non nasconde una grande raffinatezza sonora ed esecutiva. E’ espressione di una cultura meticcia che, secondo lo specialista parigino di musica tzigana Alain Weber, parte dall’Iran del X secolo per poi crescere in una “scia di seduzioni”, che ha saputo arricchire tanto il jazz quanto la moderna world music. Il suono tzigano appartiene ad un bagaglio enorme fatto di rimandi ed eco, ai quali hanno ceduto anche numerosissimi compositori classici. Gli stessi che Szalay inserisce in scaletta: da Franz Liszt, con la “Danza Ungherese n. 5”, a Johannes Brahms (canzoni folcloristiche ungheresi) e Aram Kaciaturiam (la famosissima “Danza delle spade”).

Il pubblico ne va matto e gli artisti, grazie allo spiccato virtuosismo che richiedono queste composizioni, si ritagliano spazi di improvvisazione dove terzine e tempi zoppi passano, come una scarica elettrica, dalle corde degli strumenti ai piedi. Una sala da concerto, solitamente, non propone e non invita al ballo ma non sarebbe fuori luogo alzarsi dalla sedia e iniziare a “scalciare”.

Infatti, una delle caratteristiche principali dello stile popolare ungherese continua ad essere la danza, della quale la csárdás è uno degli elementi più importanti. Questa danza è tipica delle taverne della Grande Pianura Ungherese. Il suo carattere si fonda su un ritmo binario sincopato ed è articolata in due sezioni di andamento opposto: lento (eseguito collettivamente in cerchio) e rapido (eseguito in coppia). In ungherese il termine csárda significa osteria.

Antal Szalai e l’Orchestra Tzigana di Budapest si esibiranno anche venerdì 17 aprile, al Teatro Politeama Greco di Lecce, e domenica 19 aprile, al Teatro Comunale “Eliodoro Sollima” di Marsala.

Antal Szalai e l’Orchestra Tzigana di Budapest hanno recentemente presentato il loro spettacolo anche al Teatro Puccini di Merano (lunedi 13 aprile).

Orchestra Tzigana di Budapest

L’Orchestra Tzigana di Budapest nasce nel 1969 su iniziativa di Antal Szalai, in collaborazione con altri musicisti provenienti da varie orchestre di Budapest. Sin dai primi concerti non mancano i consensi e, in breve tempo, si afferma come l’ensemble più popolare d’Ungheria. Oltre alla musica classica colta, con l’intento di proporre e valorizzare il repertorio orchestrale della musica tzigana, l’Orchestra Tzigana di Budapest presenta un programma dedicato alla musica nazionale più tradizionale, tra cui le csárdás. Molto intensa è la loro attività concertistica. Ogni anno eseguono più di cento concerti in Ungheria e numerose sono le tournèe internazionali, che li hanno portati ad esibirsi in oltre quaranta Paesi ( Stati Uniti, Cina, Giappone, India, Canada, America del Sud e così via). Molto importanti anche i festival musicali a cui hanno partecipato in diverse città europee come Parigi, Vienna, Praga, Berlino, Amsterdam, Madrid. Suonano molto spesso sia per la televisione ungherese che per le emittenti televisive europee, e, a tal proposito, si deve ricordare il gran successo dell’Orchestra Tzigana di Budapest nel programma TV di RAIUNO “Specchi di Trieste”, trasmesso in diretta via satellite in tutto il mondo nel 1991. Hanno al loro attivo l’incisione di numerosi dischi e CD con brani per sola orchestra ed altri con la partecipazione di cantanti quali Dahmar Koller, Nicolai Gedda, Annelise Rohjemberger, Peter Minich nelle più famose operette.

Antal Szalai

Antal Szalai, Direttore e Primo Violino, proviene da una famiglia di musicisti ungheresi, che lo ha avviato allo studio del violino sin dalla tenerissima età. Dopo aver compiuto regolari studi musicali
presso il Conservatorio della sua città, ha iniziato nel 1963 la sua attività di violinista presso l’Orchestra Honvéd Ensemble. Nel 1969 è divenuto primo violino dell’Orchestra Tzigana di Budapest, da lui fondata insieme ad altri musicisti ungheresi. La sua attività concertistica è molto intensa. Recentemente ha festeggiato il 25° anno di attività dell’Orchestra con una serie di concerti in Ungheria, dove ha ottenuto importanti riconoscimenti e successi sia di
critica che di pubblico.

La tradizione popolare ungherese

La storia della ricezione della tradizione popolare ungherese è un caso unico di inesauribile fascino e popolarità, ma anche di storico fraintendimento.
Costituita su apporti molteplici ed eterogenei, la musica tradizionale ungherese viene spesso erroneamente fatta coincidere con quella tzigana, seguendo ancora oggi l’interpretazione che il Romanticismo ne diede sulla scorta del celebre scritto di Franz Liszt “Des bohèmien et de leur musique en Hongrie” (Parigi, 1859). Il “monumentale errore” – così definiva lo studio lisztiano Zoltan Kodály – accreditava colpevolmente un’immagine tutta romantica ed esotica degli ungheresi, attribuendo di fatto agli tzigani la paternità dell’intero patrimonio musicale e ignorando questioni fondamentali di contestualizzazione anche sociale (la dicotomia tra repertorio contadino e cittadino è, per esempio, del tutto ignorata).
Bisognerà quindi attendere gli studi di Bela Vikár (il primo a potersi avvalere del fonografo di Edison) e, subito dopo, di Kodály e Bartók, per arrivare a una corretta valutazione di quella molteplicità di influssi (magiari, slovacchi, romeni, turchi, arabi) e contesti (contadini, urbani), che da sempre hanno costituito uno degli elementi di maggior fascino di questa musica.
Una serie di paradossali primati, quindi, che porta il repertorio ungherese a subire le distorsioni interpretative del Romanticismo (e, per giunta, per mano dell’“eroe nazionale” Liszt), per poi essere oggetto della prima monumentale campagna di “ricerca sul campo” della storia dell’etnomusicologia, con i già citati (e altrettanto ungheresi) Kodály e Bartók.
Se questa è la situazione nel campo della ricerca, sul fronte pratico lo stesso repertorio aveva da sempre avuto un canale privilegiato di comunicazione con la produzione colta mitteleuropea, nella quale spesso fa capolino (tradito indifferentemente dalle indicazioni “all’ongarese” o “alla zingaresca”) come elemento esotico-umoristico (per esempio nel finale del Trio Hob XV-25 di Haydn), riletto poi in chiave “politica” dai Romantici.
Ossatura di questo repertorio è, senz’ombra di dubbio, il verbunkos, protogenere ungherese (tzigano nella pratica, non nelle origini), in voga almeno dalla metà del XVIII secolo.
Letteralmente “ingaggio” (dal tedesco Werbung: arruolare), questa danza veniva originariamente utilizzata per attirare i giovani nell’esercito ussaro e si basava sull’alternanza di sezioni lente (lassu) e veloci (friss). Primo grande interprete e divulgatore dell’incisivo stile verbunkos fu János Bihari (1764-1827), primás (solista-direttore) ungherese di origini tzigane, il quale ebbe anche il merito di inaugurare la tradizione virtuosistica del genere, che vede nel violino il suo interprete ideale.
Funambolico esecutore, noto con il suo complesso (la tipica formazione tzigana cimbalon e quattro archi) in tutta Europa, Bihari, che aveva anche lavorato alla corte viennese, non era però in grado di scrivere né leggere musica. Le sue opere (tra cui oltre 80 verbunkos) furono quindi trascritte da altri compositori.
L’eco della tradizione del verbunkos (i suoi ritmi puntati e le sincopi, le terzine, le sezioni dal carattere improvvisativo) può essere di fatto riscontrato in tutta la produzione ungherese, sia popolare (per esempio nella csárdás, originariamente danza da taverna della pianura, poi anch’essa transitata nel repertorio tzigano), sia colta (lo stesso Bartók inserisce un verbunkos come primo movimento in Contrasts nel 1938).
Innumerevoli gli esempi possibili: da Berlioz a Ravel, da Massenet a Vieuxtemps, passando per Sarasate e alcuni operisti, compositori europei di ogni latitudine hanno subito il fascino dell’elemento ungherese/tzigano, spesso riduttivamente interpretandolo come caratterizzazione folklorica e/o virtuosistica astrattamente esotica. Basterà qui citare (con un grado, va detto, decisamente maggiore di consapevolezza) le Rapsodie ungheresi di Franz Liszt (quindici composte tra il 1846 e il 1853, le ultime quattro tra 1882 e 1885, in onore dei caduti per l’Indipendenza ungherese) e le Danze ungheresi (1852-69 le prime dieci, 1880 le restanti undici) di Johannes Brahms, tedesco, ma vicino alla tradizione ungherese per il tramite del violinista Ede Remenyi. Fu infatti quest’ultimo, al secolo Eduard Hoffman (1828-1898) che svelò a Brahms i segreti del rubato e dell’accompagnamento tzigano, aprendogli le porte di quel mondo che spesso (in alcuni finali di composizioni da camera – cfr. opp. 25, 111, 115 – fino agli Zigeunerlieder op. 103) farà capolino nelle sue composizioni. Legati allo sviluppo della letteratura virtuosistica su questa matrice sono gli altri compositori presenti nel programma dell’Orchestra Tzigana di Budapest: Georges Boulanger (1893-1958, discendente di una famiglia romena di solide tradizioni musicali, allievo di Auer a Dresda e prodigioso violinista del Café chantant di San Pietroburgo, oltre che nome di spicco del concertismo internazionale), Grigoras Dinicu (1889-1949, anch’esso romeno, considerato da Heifetz il miglior violinista del suo tempo), Aram Kaciaturian (1903-1978, armeno, autore, nel 1942 del balletto Gajanéh, da cui è tratta la notissima Danza delle spade, nata a prove iniziate come concessione, neanche troppo convinta, a una richiesta della prima ballerina).
Il programma prevede, infine, una celeberrima csárdás. Opera (1904) di un italianissimo – napoletano – Vittorio Monti (1868-1922), che, dopo la formazione a San Pietro a Majella e una discreta attività anche presso l’Orchestra Lamoreux a Parigi come autore di operetta e balletto, raggiungerà la massima notorietà (beffe del destino!) come compositore di “musica ungherese”.

(fonti: Teatro di Messina, AltoAdige, RomaNotizie, La Provincia di Varese)

 

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