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“Cannes Film Festival 2015“: Tre film italiani in concorso. Selezionato anche un film ungherese

CANNES – Nanni Moretti, Paolo Sorrentino e Matteo Garrone. Tre italiani in concorso a Cannes, come non accadeva da più di vent’anni. E a conferma del momento storico, i tre autori hanno mandato un commento congiunto: “Siamo felici ed orgogliosi di rappresentare l’Italia in concorso al prossimo Festival di Cannes. Siamo consapevoli che è una grande occasione per noi e per tutto il cinema italiano. I nostri film, ognuno a suo modo, cercano di avere uno sguardo personale sulla realtà e sul cinema. Ci auguriamo che la nostra presenza a Cannes possa essere uno stimolo per tanti altri registi italiani, che cercano strade meno ovvie e convenzionali”.

Il cinema europeo domina ampiamente la selezione del concorso, con quattro film francesi (Donzelli, Maïwenn, Audiard, Brizé), tre italiani (Moretti, Sorrentino, Garrone), un norvegese (Trier), un greco (Lanthimos) e un ungherese (Nemes). L’America del Nord ha tre registi in lizza (Van Sant, Haynes e Villeneuve), come anche l’Asia (Jia Zhangke, Hou Hsiao Hsien e Kore-Eda). Se l’Australia è anch’essa tra i partecipanti (con Kurzel), il Sud America e l’Africa sono totalmente assenti dalla più bella vetrina del cinema mondiale. Da notare, tuttavia, per quanto riguarda l’Europa, che il Regno Unito ha gestito la produzione dei film di Todd Haynes e di Justin Kurzel.

“La nostra missione è quella di inserire nuovi nomi sulla mappa del cinema mondiale”. Mentre rivelava oggi a mezzogiorno a Parigi la selezione ufficiale del 68° Festival di Cannes (dal 13 al 24 maggio 2015), il Delegato Generale Thierry Frémaux (accompagnato dal Presidente Pierre Lescure) ha annunciato un’edizione all’insegna del rinnovamento e dell’assunzione di rischi. Una vetrina “new look” in concorso, che è comunque molto rappresentata da registi già acclamati sulla Croisette. La lista attuale dei 17 contendenti alla Palma d’Oro 2015 si arricchirà la prossima settimana di qualche altro titolo.

Nella competizione spiccano due ex vincitori: l’italiano Nanni Moretti (Palma nel 2001 – 7a partecipazione) e l’americano Gus Van Sant (vincitore nel 2003 – 4a partecipazione). Li accompagnano sette registi già premiati: il regista italiano premio Oscar Paolo Sorrentino (6a partecipazione), il suo connazionale Matteo Garrone (3a), i francesi Jacques Audiard (6a) e Maïwenn (2a), il cinese Jia Zhangke (5a), il taiwanese Hou Hsiao Hsien (7a) e il giapponese Hirokazu Kore-Eda (4a). Una selezione di alto livello, completata dall’americano Todd Haynes (che torna dopo un’unica partecipazione nel 1998).

Ben sette registi faranno il loro debutto nella corsa alla Palma d’Oro: il norvegese Joachim Trier, il greco Yorgos Lanthimos, i francesi Valérie Donzelli e Stéphane Brizé, il canadese Denis Villeneuve, l’australiano Justin Kurzel e l’ungherese László Nemes, che farà un’entrata ad effetto nel mondo del cinema internazionale con il suo primo lungometraggio.

Momento storico.

L’ultima volta era stato il 1994 e i titoli italiani erano quattro: Caro Diario di Moretti (che fu premiato per la regia), Le buttane di Aurelio Grimaldi, Una pura formalità di Giuseppe Tornatore e Barnabo delle montagne di Mario Brenta. Quest’anno tre autori molto amati dal festival si scontrano in un derby a tre. Sorrentino e Garrone avevano già diviso una volta il palco del festival, quando nel 2008 Il divo si era aggiudicato il Premio della Giuria e Gomorra il Grand Prix. Garrone era tornato sulla Croisette nel 2012 con Reality, premiato dalla giuria presieduta da Nanni Moretti, che gli attribuì nuovamente il Grand Prix. L’anno prima, invece, Habemus Papam e This Must Be the Place erano tornati a mani vuote. Come pure La grande bellezza, poi trionfatore agli Oscar 2014. Chissà come giudicheranno il cinema italiano i fratelli Ethan e Joel Coen, quest’anno entrambi presidenti di giuria. E’ la prima volta che la presidenza della giuria di Cannes è condivisa. Lo scopo è quello di omaggiare i fratelli più celebri del mondo del cinema, i Lumière, e celebrare il 120° anniversario dalla nascita della settima arte, che li vide tra gli storici padri fondatori.

Il film di Garrone.

Tale of Tales – Il racconto dei racconti, il nuovo film di Matteo Garrone, è una produzione internazionale girata in inglese, che vanta nel cast star del livello di Salma Hayek, Vincent Cassel e John C. Reilly. Si ispira liberamente a “Lo Cunto de li cunti”, di Giambattista Basile, autore napoletano del XVII secolo, precursore di tutta la letteratura fiabesca dei secoli successivi. Il film intreccia tre storie diverse, relative alla descrizione di tre regni con tre sovrani, rispettivamente Salma Hayek, Vincent Cassel e Toby Jones. Nel ricchissimo cast, un ruolo anche per Alba Rohrwacher, che lo scorso anno aveva accompagnato la sorella Alice nel trionfo di Le meraviglie, premiato con il Grand Prix.

Il film di Sorrentino.

Cast stellare anche per Youth – La giovinezza, con protagonisti Michael Caine (vincitore di due Oscar), Harvey Keitel, Rachel Weisz, Paul Dano, Jane Fonda, pure lei vincitrice di due Oscar. Il film racconta le vicende di due vecchi amici, Fred e Mick, entrambi vicini agli 80 anni, che si ritrovano in vacanza in un albergo sulle Alpi. Fred è un compositore e direttore d’orchestra al quale viene proposto di tornare sulle scene. Mick è un regista che sta finendo di scrivere quello che pensa sarà il suo ultimo film importante.

Il film di Moretti.

Ed è una regista anche la protagonista del film di Nanni Moretti, Mia madre, da oggi nelle sale. Moretti ha deciso di affidare il ruolo da protagonista a Margherita Buy, una regista in crisi, divisa fra il set di un film che parla dell’occupazione di una fabbrica, con un attore italo-americano indisciplinato (John Turturro), e il capezzale della madre (Giulia Lazzarini, attrice di Strehler e Ronconi). A confondere ancor di più Margherita, la figlia adolescente (la tredicenne Beatrice Mancini), che si rende conto di non conoscere troppo a fondo, e una relazione che sta finendo. Moretti interpreta il fratello Giovanni.

Sorrentino e Garrone speak english.

“No, Paolo Sorrentino e Matteo Garrone non hanno girato i loro film in inglese per piacere al mercato anglosassone”. Lo ha detto il Delegato Generale Thierry Fremaux, rispondendo a una domanda sul fatto che due dei tre film italiani in concorso non sono girati in italiano. “L’inglese – ha continuato – è come l’esperanto: ormai è un linguaggio mondiale, non è legato per forza a un solo Paese”. “La coerenza è nel progetto artistico”, gli ha fatto eco il Presidente del Festival, Pierre Lescure.

Minervini a Un Certain Regard.

A rappresentare l’Italia nella sezione Un Certain Regard, il documentario Louisiana (The Other Side) di Roberto Minervini, autore italiano che vive negli Stati Uniti. Il suo lungometraggio è incentrato sul territorio invisibile ai margini della società, sul confine tra illegalità e anarchia. “Sono fiero e onorato di partecipare ancora una volta al Festival di Cannes – dice il regista italiano – Questo è senza dubbio il mio film più complesso. Credo, quindi, che l’invito a un festival così prestigioso costituisca un forte segnale di apertura nei confronti di un cinema senza compromessi. Trovo molto interessante il fatto che la maggior parte di noi italiani selezionati a Cannes abbiamo girato un film in lingua straniera. Penso sia indicativo di una presenza sempre più significativa del cinema italiano nel panorama internazionale”.

In gara con Van Sant e Todd Haynes.

I nostri autori dovranno vedersela con il film di apertura La tete Haute di Emmanuelle Bercot, Deephan di Jacques Audiard, Marguerite et Julien dell’attrice Valerie Donzelli, il film The Lobster del regista greco Yorgos Lanthimos con Léa Seydoux e Colin Farrell, Carol di Todd Haynes, Nie yin niang del regista cinese Hou Hsiao-Hsien, Louder Than Bombs del regista norvegese Joachim Trier, Son of Saul dell’ungherese László Nemes, Mountains May depart del regista cinese Jian Zhang Ke, Our little sister del giapponese Koreeda Hirokazu, Macbeth dell’australiano Justin Kurzel, The sea of Trees di Gus Van Sant, Sicario del canadese Denis Villeneuve, La loi du marché di Stéphane Brizé. In realtà, Thierry Fremaux ha detto che nei prossimi giorni saranno annunciati ancora tre o quattro titoli in corsa per la Palma.

Il film di László Nemes.

Son of Saul (Saul fia), che è il primo lungometraggio del regista ungherese, si immerge nell’orrore di Auschwitz del 1944 ed ha come protagonisti lo scrittore e poeta Géza Röhrig (che debutta al cinema), Levente Molnar (ammirato in Morgen) e il tedesco Urs Rechn (Run Boy Run). Scritta dal regista con Clara Royer, la sceneggiatura racconta due giorni nella vita di Saul Auslander, prigioniero ungherese che lavora in un “Sonderkommando”, un commando speciale collegato a uno dei forni crematori di Auschwitz. Dopo aver scoperto il cadavere di un ragazzo che pensa essere suo figlio, tenterà l’impossibile: trafugarlo e trovare un rabbino per seppellirlo. Mentre il “Sonderkommando” può essere liquidato da un momento all’altro, Saul volta le spalle ai vivi e ai loro piani di ribellione per salvare le spoglie di questo figlio, di cui non è riuscito a prendersi cura quando era in vita.

Fuori concorso Woody Allen, Natalie Portman e due cartoon.

Dopo alcuni anni di assenza, torna Woody Allen per presentare il suo nuovo film Irrational Man, con Emma Stone, Joaquin Phoenix, Parker Posey, ambientato in un campus universitario (“non siamo riusciti a convincerlo ad andare in concorso”). Fuori concorso anche il nuovo capitolo di Mad Max: Fury Road, di George Miller, e due film d’animazione: il nuovo della Pixar Inside Out e la produzione francese Il piccolo principe, ma con il regista di Kung Fu Panda Mark Osbourne. Il debutto dietro la macchina da presa di Natalie Portman sarà presentato in “sezione speciale”. Si tratta di A Tale of Love and Darkness, dalle memorie dello scrittore israeliano Amos Oz.

Amy a mezzanotte.

Nella sezione di mezzanotte verrà, infine, presentato Amy, il documentario di Asif Kapadia dedicato a Amy Winehouse, trovata morta nella sua casa di Londra, a 27 anni, nel luglio 2011. Lo hanno annunciato gli organizzatori del festival in conferenza stampa. Il regista inglese, di origine indiana, si è già distinto per il lavoro precedente, Senna, sulla vita del pilota brasiliano di Formula 1, premiato come miglior documentario ai Bafta del 2012 e al Sundance Film Festival nel 2011.

(fonti: la Repubblica, Cineuropa)

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