Arpad-Weisz

“Il CalciaStorie”: Alle tappe conclusive il progetto didattico per diffondere la cultura dell’integrazione, ispirato dalla vicenda sportiva ed umana del calciatore-allenatore ungherese Árpád Weisz

Sta per giungere alle tappe conclusive “Il CalciaStorie”, progetto nazionale lanciato a settembre 2014 da Lega Serie A e Uisp per diffondere la cultura dell’integrazione e della tolleranza attraverso il calcio. Il progetto didattico è stato ispirato dalla vicenda sportiva ed umana di Árpád Weisz, calciatore-allenatore ungherese di origini ebraiche, vincitore di due scudetti con il Bologna, morto in un campo di concentramento nel 1944.

Con il supporto di materiale multimediale, ricerche d’archivio ed interviste, sono stati narrati agli studenti delle scuole superiori sia i singoli episodi e sia le vite di calciatori, allenatori, club che hanno affrontato diverse forme di discriminazione nel corso della loro esistenza. Negli istituti superiori delle 15 città sedi delle squadre di Serie A si sono susseguiti incontri e iniziative con studenti, giornalisti, calciatori e scrittori. Sono stati raccontati o riscoperti i profili, spesso poco noti, di calciatori protagonisti di storie di integrazione ed impegno contro il razzismo e le discriminazioni.

L’idea era nata dalla storia di Árpád Weisz, raccontata da Matteo Marani, direttore del “Guerin Sportivo”, nel libro “Dallo Scudetto ad Auschwitz”. Weisz, ebreo di origine ungherese, era un allenatore del Bologna e dell’Inter negli anni Trenta. Dopo aver portato alla vittoria il Bologna in due campionati nazionali, tra il 1935 e il 1937, in seguito alla promulgazione delle leggi razziali del 1938, fu costretto a fuggire prima a Parigi e poi nei Paesi Bassi. Da lì, dopo l’occupazione nazista, fu deportato assieme alla famiglia nel campo di sterminio di Auschwitz, dove morì nel 1944.

Vincenzo Manco, Presidente Nazionale Uisp (Unione Italiana Sport Per Tutti), aveva presentato il progetto con queste parole: «Il calcio attraversa la storia sociale e politica di piccole e grandi comunità, racconta percorsi di emancipazione e trasmette esempi positivi, perché incarna lo spirito popolare del nostro Paese. Luoghi, persone e culture si fondono, interagiscono, creano aggregazione, civiltà. Ecco perché la Uisp si sente pienamente coprotagonista di questo progetto, con le buone pratiche quotidiane, nel creare occasioni ed eventi che valorizzano la cultura antirazzista e della convivenza tra i popoli. Il calcio intreccia meridiani e paralleli, genti, generazioni, generi, etnie, civiltà, antiche e contemporanee, e deve diventare una sorta di macramè liberatorio dei nostri pregiudizi e dei nostri tabù. […] Obiettivo de ‘Il CalciaStorie’ è trasmettere memoria e storia, valori sociali e passione per lo sport. L’Uisp nasce con la Costituzione italiana nel 1948: siamo da sempre legati ai diritti. È importante valorizzare progetti come questo, che uniscono impegno territoriale e nazionale. Grazie ad un gioco popolare come il calcio e al fianco della Lega Serie A e degli altri partner, riusciremo a dialogare con i ragazzi nelle scuole, che sono i principali luoghi formativi, insieme a università, famiglia e sport».

“Il CalciaStorie rientra tra le iniziative volute fortemente dalla Lega Serie A per combattere la piaga del razzismo e della discriminazione nella nostra società – aveva dichiarato il Presidente della Lega Serie A, Maurizio Beretta – La storia e la memoria sono le basi da cui ripartire e, in questo senso, il calcio, da sempre eccezionale strumento di comunicazione e sensibilizzazione, ci aiuterà ad avvicinarci alle nuove generazioni, per veicolare tra i ragazzi valori importanti quali l’integrazione e la tolleranza”.

“Il progetto prevede quattro fasi – aveva spiegato Carlo Balestri, Responsabile Uisp delle Politiche Internazionali – Si inizia con due ore di lezione, aperte a tutto l’istituto scolastico, con la proiezione del documentario di Federico Buffa su Árpád Weisz e un incontro sul tema ‘calcio e intercultura’. Nel secondo momento i ragazzi saranno accompagnati dai loro docenti in una ricerca sociologica su razzismo e antirazzismo, mentre nel terzo insceneranno, attraverso un gioco di ruolo, situazioni incentrate sul tema dell’integrazione. Infine, i ragazzi avranno la possibilità di narrare una propria storia nella forma che preferiranno, da un testo scritto ad un film, fino anche ad una canzone”.

“Il punto di partenza sarà discutere con i ragazzi della loro percezione e interpretazione del concetto di razzismo”, aveva detto Mauro Valeri, sociologo e funzionario dell’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Unar) e responsabile dell’Osservatorio su razzismo e antirazzismo.

“La grande popolarità del calcio nel mondo è dovuta al fatto che in ogni piazza, in ogni angolo del mondo, c’è un bambino che gioca e si diverte con un pallone tra i piedi.” Questo è il pensiero di Zdenek Zeman, allenatore di calcio ceco, naturalizzato italiano, attualmente alla guida tecnica del Cagliari.

Il calcio è, senza dubbio, lo sport più amato, fin dalla più tenera età. Ma può questo sport avvicinare gli adolescenti alle problematiche del razzismo? Sì, a patto che lo si consideri uno strumento di integrazione per chi, pur sentendosi “diverso” per lingua, cultura, colore della pelle e religione, trovi nell’unità e complementarietà che il gioco di squadra più famoso al mondo richiede, l’occasione di sentirsi “uguale” agli altri.

Proprio questo è l’obiettivo del progetto: diffondere tra i giovani la cultura della tolleranza, parlando di calcio, lo sport più amato nel nostro Paese. Uno sport che unisce chi condivide la stessa passione, ma che a volte divide. Basti pensare agli episodi di razzismo, a cui spesso si assiste negli stadi. Ed è pensando a questo, che l’iniziativa acquista un valore aggiunto: il progetto è stato finanziato proprio grazie ai fondi messi a disposizione dalla Lega Serie A e derivanti dalle multe irrogate dal Giudice Sportivo per sanzionare comportamenti razzisti e violenti negli stadi.

Ormai giunto alle tappe conclusive (gli ultimi incontri con gli studenti sono previsti per la fine di maggio), “Il CalciaStorie” si è fermato nei giorni scorsi a Udine. Grazie all’appoggio dell’Udinese Calcio, davanti a una platea di quasi 200 ragazzi del Liceo Scientifico “Niccolò Copernico”, hanno presentato le loro storie d’integrazione sia l’attaccante Cyril Thereau e sia Panagiotis Armenakas, centrocampista della formazione Primavera .

Questa la testimonianza di Thereau: «Ogni volta ho imparato ad ambientarmi in contesti diversi grazie al calcio, un gioco che spinge alla collaborazione e riesce a farti superare anche le barriere più difficili. Mi sono trovato di fronte ad espressioni di razzismo diverse e per questo consiglio a tutti i ragazzi di contrastare con fermezza questo fenomeno, senza però cadere nelle provocazioni. In Italia c’è un clima ospitale e la mia società fa di tutto per favorirlo».

Armenakas è un giovanissimo talento greco-australiano reclutato dalla Primavera dell’Udinese. Ha solo 16 anni e si è trovato di fronte a un pubblico di coetanei, ai quali ha raccontato la sua storia, che, per certi versi, avrà suscitato invidia a molti: «Ero considerato un talento già a sette anni e questo mi ha spinto a maturare in fretta e a frequentare ambienti diversi, in Inghilterra e in Italia all’Udinese. La mia famiglia mi ha trasmesso una naturale capacità di accettare e di essere accettato. Lo sport unisce, annulla le differenze e aumenta i valori in comune. E’ molto importante che le famiglie orientino i propri figli allo sport, per farne delle persone migliori».

Dopo aver dichiarato che la maggior difficoltà che ha dovuto affrontare, arrivando in Italia, è stata quella di imparare la lingua, il giovane centrocampista ha aggiunto: «Non sono i Paesi ad essere razzisti, ma lo sono alcune persone. Gli episodi sono sporadici e l’impegno della Lega Serie A è sempre maggiore, per eliminare questi comportamenti».

Una lezione su “calcio e intercultura”, che non si è conclusa all’uscita dall’Aula Magna del Liceo Copernico. I ragazzi, infatti, sono stati invitati a fare delle ricerche sui calciatori stranieri che fanno o hanno fatto parte delle squadre italiane, raccontando le loro storie. Una ricerca che sarà guidata dai docenti e che potrà estendersi agli archivi, che eventualmente le società calcistiche vorranno mettere a disposizione di questi ragazzi.

Nei giorni scorsi “Il CalciaStorie” ha fatto tappa anche a Cagliari. L’ex-attaccante David Suazo, tecnico delle giovanili del Cagliari e assistente di Ivo Pulga, ha incontrato un centinaio di ragazzi del Liceo Classico “Dettori”, sottolineando che “la lotta contro la discriminazione deve partire proprio dalle scuole e dai ragazzi”. “E’ molto importante avere un diretto contatto con persone di altri Paesi e imparare a conoscere le loro culture – ha proseguito il tecnico honduregno – Sono molto contento di far parte del progetto ‘Il CalciaStorie’, che considero molto efficace per aprire la mentalità di chi frequenta gli stadi e gli stessi campetti dove giocano le squadre giovanili, anche perché spesso, attraverso i ragazzi, si parla pure alle loro famiglie”. “Siamo soddisfatti, perché vediamo che c’è un grande ritorno di entusiasmo da parte dei ragazzi, che spero possano trasmettere i valori dell’integrazione ai loro coetanei, con passione e curiosità”, ha affermato Roberto Stecca, della Lega Serie A. Il Responsabile Internazionale Uisp, Carlo Balestri, ha sottolineato che il progetto cerca di andare oltre il racconto sportivo e di “parlare di calcio attraverso le storie reali di uomini e donne, dentro e fuori il campo di gioco. Storie spesso eroiche, che passano in secondo piano rispetto alle cronache dei fatti sportivi. Storie di vita, che contribuiscono a fare grande il calcio, a renderlo educativo ed esemplare, anche in termini di interculturalità”. Uno spunto per i ragazzi coinvolti ne “Il CalciaStorie” è arrivato anche da Matteo Marani, direttore del Guerin Sportivo e autore del libro “Dallo Scudetto ad Auschwitz”.

Lorenzo Durzu, Presidente Uisp Cagliari, e Salvatore Farina, Presidente Uisp Sardegna, hanno sottolineato come lo sport non sia “soltanto uno strumento per il benessere fisico e la ricerca del risultato, ma anche per la valorizzazione dei principi di accoglienza ed inclusione”.

Marcello Garbati, Dirigente Scolastico del Liceo “Dettori”, ha testimoniato che “il progetto è stato accolto con molto interesse e si ricollega ad altre esperienze didattiche svolte in questi anni. La lotta alla discriminazione è sicuramente da trattare in ambito educativo e la scuola è in prima linea, perché è un luogo di confronto delle diverse culture”.

“Il CalciaStorie – Storie di integrazione dal profondo del calcio”, è stato promosso da Lega Serie A, Unione Italiana Sport Per Tutti (UISP), Associazione Italiana Calciatori (AIC), SKY, Telecom e Panini, con il patrocinio del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ed ha coinvolto tutte le 15 città italiane sedi di club della Serie A TIM. Per la realizzazione del progetto sono stati utilizzati i fondi derivanti dalle sanzioni irrogate dal Giudice Sportivo durante il Campionato di Serie A TIM.

E’ possibile seguire le tappe de “Il CalciaStorie” sulla pagina Facebook Uisp Nazionale e sulla pagina Facebook Il Calciastorie.

 

Arpad Weisz

Il 16 aprile 1896 nasceva a Solt, in Ungheria, Árpád Weisz. Calciatore prima, allenatore poi, probabilmente il suo nome non dice molto ai più. Eppure la sua storia, sul campo e fuori, è decisamente emblematica. Ungherese, di famiglia ebrea, diviene giocatore di buon livello: gioca in numerosi campionati, tra cui quello italiano, e disputa con la nazionale di calcio ungherese il Torneo di Calcio alle Olimpiadi di Parigi del 1924.

Come allenatore, iniziò a farsi le ossa nel 1926, in Italia, come vice dell’Alessandria. Qui ebbe modo di mettersi in evidenza, tanto che l’anno dopo passò all’Inter. Erano anni critici nella storia dell’Inter: il regime fascista, non entusiasta del nome Internazionale, che richiamava all’internazionale comunista, costrinse la squadra nerazzurra a cambiare il nome in Ambrosiana. Ma erano anche anni di vittorie e successi importanti per la squadra: proprio in questi anni, Árpád Weisz riesce a portare uno scudetto in casa dell’Ambrosiana-Inter e a scoprire un giovane del vivaio, Giuseppe Meazza, che divenne in breve tempo uno dei più grandi calciatori italiani di sempre, tanto che oggi lo stadio Milano è dedicato proprio a lui.

Sempre in quegli anni, nel 1930, Weisz scrisse un manuale dal titolo “Il giuoco del calcio”, con cui introdusse in Italia una serie di dettami tecnici del calcio provenienti dall’Inghilterra. Nel 1935, dopo aver girato per diverse squadre italiane, per Árpád Weisz fu l’anno del passaggio al Bologna, con cui vinse ben due scudetti e il Torneo dell’Esposizione Universale di Parigi del 1937, una sorta di antenato dell’odierna Champions League, in cui giocavano le squadre vincitrici dei principali campionati europei.

Il 1938, invece, fu un anno tragico per Weisz, così come per migliaia di ebrei italiani: il regime fascista, infatti, in virtù dell’alleanza con la Germania nazista, promulgò le leggi razziali che limitavano fortemente la libertà degli ebrei. Árpád Weisz, la moglie e i due figli lasciarono quindi l’Italia, alla volta di Parigi, per poi recarsi nei Paesi Bassi, a Dordrecht, dove il mister iniziò ad allenare la squadra locale.

Nel 1940, la Seconda Guerra Mondiale, appena iniziata, investì anche i Paesi Bassi, che furono invasi dalla Germania di Hitler: la famiglia di Weisz, in quanto ebrea, fu trasferita in un campo di lavoro prima, e nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau poi. Fu qui che per Árpád Weisz arrivò il tragico epilogo, il 31 gennaio 1944, in una camera a gas.

La vicenda di Weisz fu quasi dimenticata per molto tempo, nonostante che fosse uno dei pochi allenatori in Italia ad essere stati in grado di vincere tre scudetti con due squadre diverse. Fu il giornalista Matteo Marani, nel 2007, a riportare l’attenzione sulla vicenda dell’allenatore, con il libro “Árpád Weisz, dallo Scudetto ad Auschwitz”, risultato di un’inchiesta storica durata tre anni di lavoro.

Solamente nel gennaio 2009, su iniziativa del Comune di Bologna, è stata posta una targa in sua memoria sotto la torre di Maratona nello Stadio Dall’Ara.

Il 27 gennaio 2012, in occasione della giornata della memoria, è stata posta una targa anche allo Stadio Giuseppe Meazza di Milano, per ricordare Weisz, l’allenatore del terzo scudetto nerazzurro.

Il 15 gennaio 2013 gli è stato dedicato il quarto di finale di Coppa Italia tra Inter e Bologna, coi giocatori delle due squadre che sono entrati in campo con una maglietta commemorativa.

Nel febbraio del 2014 anche il Comune di Bari gli ha reso omaggio, in collaborazione con l’Associazione Nazionale veterani dello sport, intitolandogli una via nella zona dello stadio San Nicola.

Nel mese di ottobre del 2013 è stata fissata una targa commemorativa allo Stadio Silvio Piola di Novara.

Il 27 gennaio 2014, in occasione della “Giornata della Memoria” dedicata alla commemorazione delle vittime del nazismo, Sky Sport ha mandato in onda una nuova versione del programma “Federico Buffa racconta Árpád Weisz”. Si tratta del racconto della storia del grande allenatore di Inter e Bologna, deportato e ucciso ad Auschwitz nel gennaio del 1944, in un’originale e toccante rilettura dello storyteller di Sky Sport, che trae origine dal libro “Árpád Weisz, dallo Scudetto ad Auschwitz”, scritto da Matteo Marani, direttore del Guerin Sportivo. Marani ha riscoperto una storia dimenticata nel tempo, con una grande opera di giornalismo investigativo: “Sono orgoglioso di come SkySport abbia esaltato la storia di Árpád Weisz. Successivamente alla messa in onda del programma, ho ricevuto tantissime richieste da parte di insegnanti, che mi hanno invitato a raccontare la vita di Weisz come simbolo dell’orrore della Shoah. Mi sembra questo, il risultato migliore che potevamo ottenere: tenere viva la memoria, non solo il 27 gennaio”.

La Comunità Ebraica di Milano e la Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea hanno consegnato una targa di ringraziamento a Matteo Marani, Federico Buffa e a Sky Sport il 2 febbraio 2014, all’Arena Civica di Milano, nell’ambito delle iniziative della “Giornata della Memoria”. Questa la motivazione del riconoscimento: “Si ringrazia Sky Sport per l’impegno dimostrato nel tener vivo il ricordo di Árpád Weisz, allenatore pluridecorato ucciso ad Auschwitz, e con lui di tutte le vittime della Shoah, attraverso la realizzazione e la donazione alla Fondazione del documentario Federico Buffa racconta Árpád Weisz”.

La storia di Árpád Weisz, raccontata dallo storyteller di Sky Sport Federico Buffa:

 

Il 26 gennaio 2015 è andato in onda su Rai 2 “Árpád Weisz, dallo scudetto ad Auschwitz”, uno speciale condotto da Ubaldo Pantani, in occasione della giornata della memoria. Un’ideale continuazione di “Quelli che il calcio“, attraverso un nuovo piano di approfondimento serale. Al centro del documentario, la ricostruzione della ricerca effettuata – tra archivi, libri, fotografie, testimonianze dirette – per sconfiggere l’oblio e riscrivere la storia di un allenatore innovativo e rivoluzionario. Molti i contributi raccolti tra l’Italia e l’Olanda, dove i Weisz vissero gli ultimi anni da uomini liberi, prima della cattura e della deportazione. Dal giornalista Gianni Mura al Presidente dell’Associazione Allenatori Renzo Ulivieri, che ha studiato e spiegato il manuale del calcio scritto da Weisz nel 1930. Dallo scrittore Enrico Brizzi agli storici della Shoah Marcello Pezzetti e Michele Sarfatti. Un viaggio documentato e commovente per coltivare la memoria, nei giorni in cui il mondo ricorda i milioni di vittime dell’olocausto e il 70° anniversario della liberazione di Auschwitz.

Lo speciale su Rai 2 condotto da Ubaldo Pantani:

“Arpad Weisz, dallo scudetto ad Auschwitz”, del 26/01/2015

 

(fonti: UISP, Blog Scuoladivita, The Post Internazionale, CagliariPad, Sky, Rai)

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