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Centenario della Prima Guerra Mondiale: Il Presidente dell’Ungheria János Áder in visita a San Martino del Carso

SAGRADO (Go) – Il 4 giugno il Presidente della Repubblica Ungherese János Áder visiterà la mostra dedicata all’Albero Isolato di Giuseppe Ungaretti al Museo della Grande Guerra di San Martino del Carso.

La conferma della presenza del Primo Cittadino magiaro alla mostra “San Martino e l’Albero Storto: C’era una volta. Storie da una trincea” è pervenuta al Primo Cittadino di Sagrado Eisabetta Pian. E segue la notizia dell’Alto Patrocinio concesso dalla Repubblica Ungherese alla mostra, che sarà inaugurata sabato 9 maggio, alle 11:00, al Museo della Grande Guerra di San Martino del Carso.

L’esposizione è allestita a cura del Gruppo Speleologico Carsico della stessa San Martino, in collaborazione con associazioni e musei italiani, ungheresi e romeni, con il sostegno della Provincia, dell’Ambasciata di Ungheria a Roma, del Consolato di Romania di Trieste, dei Comuni di Sagrado e Romans e della Fondazione Carigo.

János Áder ha personalmente fatto pervenire al Sindaco Pian le proprie congratulazioni per gli sforzi della comunità isontina e delle sue associazioni, nella memoria dei fatti della Grande Guerra e nella promozione dei rapporti di amicizia fra i due Paesi.

La visita del Presidente della Repubblica Ungherese era già stata ipotizzata in una missiva che lo stesso Áder aveva inviato al Gruppo Speleologico di San Martino del Carso lo scorso anno, in cui preannunciava una visita nel corso del 2015.

A distanza di pochi giorni, Sagrado e il Carso Goriziano vedranno, dunque, succedersi due Capi di Stato in visita ufficiale, dal momento che il 24 maggio il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, a sua volta, onorerà la Zona Sacra della propria presenza.

Due anni or sono il tronco rinsecchito del gelso, che per i magiari è simbolo della resistenza e della sofferenza estrema patita sul Carso durante la Prima Guerra Mondiale, era stato l’attrazione principale della mostra “Il Poeta e l’Albero Isolato”.

L’esposizione, dedicata al Poeta Soldato Giuseppe Ungaretti, si era simbolicamente chiusa il 29 giugno 2013, anniversario del primo lancio, nel 1916, dei gas asfissianti dal monte San Michele.

Il tronco, che gli ungheresi indicano come l’Albero di Doberdò, intendendo con tale denominazione, non solo la località, ma l’ampio territorio lungo l’Isonzo che fu teatro degli scontri più sanguinosi sul fronte meridionale, è simbolo e memoria della Grande Guerra per gli szegedini.

L’albero, che si ergeva sulla collina nei pressi della chiesa del paese di San Martino, fu segato e portato in Ungheria durante la ritirata del 1916. Fino al 1945 ebbe una posizione centrale nel museo cittadino di Szeged. Poi, però, con il nuovo regime comunista il tronco finì in solaio. Venne esposto di nuovo soltanto nel 1986, alla Casa Nera di Szeged, nella mostra permanente dove si trova tuttora.

Quello che per gli italiani era, invece, l’Albero Isolato, diede il nome all’omonimo valloncello che scende verso l’Isonzo, dove il 27 agosto 1916 Ungaretti scrisse la celeberrima poesia “San Martino del Carso”. San Martino fu occupata dai reparti italiani dal giugno 1915 all’agosto 1916.

 

Il Poeta Ungaretti e l’Albero Isolato

La famosa poesia di Giuseppe Ungaretti “San Martino del Carso” porta, sotto il titolo, l’indicazione inequivocabile di un luogo e una data: Valloncello dell’Albero Isolato, il 27 agosto 1916. «Di queste case / non è rimasto / che qualche / brandello di muro…». Quei versi furono scritti dal giovane soldato Ungaretti nei pressi della sola pianta che sarebbe rimasta in piedi sul campo di battaglia e che segnava il confine tra l’esercito austro-ungarico e quello italiano: l’«albero isolato» serviva da punto di riferimento altimetrico per le mappe italiane, utili alle operazioni belliche del Monte San Michele. Sia pure ridotto a brandelli, come i muri della celebre frazione di Sagrado, nel Goriziano, non c’è albero che abbia conservato tanto valore simbolico, al punto da diventare monumento storico. Venne, infatti, tagliato e portato in patria come una reliquia dai soldati ungheresi del 46° reggimento in ritirata: per loro era l’«Albero di Doberdò». Da allora, quel tronchetto secco come uno scheletro, ferito a morte e traforato dai colpi incrociati e dai bombardamenti, è rimasto nel Móra Fenec Múzeum di Szeged, ma nel 2013 è tornata nei luoghi in cui è cresciuto, cioè appunto a San Martino, grazie a una mostra (che si è aperta il 30 marzo 2013 ed è rimasta aperta fino a giugno 2013) intitolata «Il Poeta Ungaretti e l’Albero Isolato» e curata dallo storico Lucio Fabi. L’alberello, il cui valore era condiviso dagli eserciti contrapposti, era un gelso, piantato in una terra di nessuno in mezzo alle trincee e destinato a rimanere in solitudine tra le pietraie e le macerie, accanto alla cosiddetta Cappella Diruta, l’antica chiesa del paese, ridotta a un rudere. Il fante Ungaretti, che combattè in prima e seconda linea dal dicembre 1915 all’agosto dell’anno dopo, tra sofferenze e malattie, dedicò alla guerra carsica i suoi primi versi, che sarebbero confluiti nella raccolta d’esordio. “Il porto sepolto” verrà pubblicato a Udine in ottanta copie quello stesso anno, grazie al tenente-stampatore Ettore Serra, conosciuto nelle retrovie. Tra i componimenti di quel periodo tragico, si trovano molte delle poesie ungarettiane più celebri, compresa Veglia: «Un’intera nottata / buttato vicino /a un compagno / massacrato…», scritta sotto Cima 4 il 23 dicembre 1915 su frammenti di carta recuperata qua e là, come le altre. Di recente, come ha raccontato Fabi sul quotidiano di Trieste Il Piccolo, è stata trovata una fotografia inedita, che ritrae il poeta ventottenne, in secondo piano, con l’elmetto in testa e la giacca della compagnia presidiaria della Brigata Brescia, circondato da un gruppo di commilitoni in attesa del rancio sulle pietraie del monte San Michele. Siamo nell’estate del 1917, quando Ungaretti, provato fisicamente e psichicamente dagli orrori della trincea e dichiarato non idoneo al combattimento, era già stato trasferito a mansioni burocratiche. «Ero in presenza della morte, ? annoterà il poeta ? in presenza della natura, di una natura che imparavo a conoscere in modo terribile (…). Nella mia poesia non c’è traccia d’odio per il nemico, né per nessuno; c’è la presa di coscienza della condizione umana, della fraternità degli uomini nella sofferenza, dell’estrema precarietà della loro condizione». L’appuntamento di San Martino del Carso, che si onora dell’adesione del Presidente della Repubblica Ungherese e del Presidente della Repubblica Italiana, prevede anche conferenze, proiezioni di documentari e film ed escursioni nei luoghi delle battaglie che avvennero un secolo fa. E che furono la prima musa del poeta: poesie apparentemente facili, che sembrano scheletriche come l’Albero Isolato che campeggiava in mezzo a uno scenario funesto di macerie.

 

San Martino e l’Albero Storto: C’era una volta. Storie da una trincea

PREMESSA
Cent’anni fa circa a San Martino del Carso c’è stata la guerra. Centinaia di migliaia di uomini con le divise dell’esercito italiano e di quello austro-ungarico erano impegnati a combattersi e a uccidersi a vicenda. Lo facevano per il Regno e per l’Impero, non avevano scelta, erano obbligati a farlo perché dalle due parti la disciplina era durissima e chi si rifiutava di combattere e uccidere per non essere ucciso veniva punito assai duramente, a volte anche con la morte.
Per oltre dodici mesi centinaia di migliaia di uomini si contesero le case distrutte di San Martino all’interno dell’immenso tritacarne del Carso, per poi spostarsi dall’agosto del ’16 pochi chilometri più a est. Alla fine, quando si decise di andare a combattere su un altro
fiume e su altri monti, costò ai due eserciti circa mezzo milione di morti e un numero incalcolabile di invalidi, feriti, scioccati dalle bombe e dalla violenza, senza contare le vedove, gli orfani, gli amori e le amicizie spezzate. Pressappoco cent’anni fa gli abitanti di San Martino dovettero andarsene dalle loro case allo squillo di una tromba, prima ancora dello scoppio della prima cannonata, e passarono lunghi anni in lontani campi profughi, in baracche di legno da cui molti non fecero ritorno. Quelli che tornarono, videro che il paese era raso al suolo e dovettero lavorare duramente,
nell’ingrato vittorioso dopoguerra, per ricostruire le loro case.
L’iniziativa che stiamo creando è la continuazione della mostra dedicata lo scorso anno all’Albero Isolato, dal cui valloncello il poeta Giuseppe Ungaretti scrisse la poesia “San Martino del Carso”. Lo storico ritrovamento dell’Albero Isolato ha portato al ritrovamento
insperato di questa nuova testimonianza rappresentata dall’Albero Storto.
L’Albero Storto, che come l’Albero Isolato dava il nome ad una tragica e pericolosissima trincea austro-ungarica, la trincea dell’Albero Storto appunto, si trovava di fronte a San Martino a fianco della strada che portava verso l’allora paese di Sdraussina, ora Poggio Terza Armata, in onore dell’Armata italiana che qui combatté per oltre un anno, dal maggio del 1915 al agosto del 1916.
La trincea si trovava quindi, tra il Paese di San Martino del Carso e il Bosco Cappuccio, dal quale il 1 agosto del 1916 il poeta Giuseppe Ungaretti scrisse la poesia “C’era una volta”.
Poesia dedicata appunto a Bosco Cappuccio e scritta da Quota 141, nei pressi di questo luogo e ripresa nel titolo della mostra.
Anche un altro poeta croato, Gustav Heinse, pseudonimo di Josef Klein, scrisse due poesie proprio dalla trincea dell’Albero Storto, nel novembre del 1915 e nel febbraio del 1916.
La mostra dell’Albero Isolato si è avvalsa della “Adesione del Presidente della Repubblica”.
In tale occasione la nostra associazione è riuscita a far collaborare assieme, oltre 50 associazioni che hanno realizzato in forma gratuita, una serie di eventi culturali all’interno della manifestazione.
Anche in questa occasione si cercherà di coinvolgere numerose associazioni del territorio e di altre nazioni europee.

LA MOSTRA
Il paese di San Martino del Carso è universalmente noto per gli immortali versi di Giuseppe Ungaretti, che nelle case distrutte dalla guerra di cent’anni fa vede e ricorda i compagni morti nelle trincee del San Michele. Ma è noto anche per le numerose perdite di vite umane degli eserciti in lotta per la conquista del piccolo paese carsico e della vicina cima del monte San Michele. Ricordare a quasi cent’anni di distanza da quell’evento il sacrificio di quanti combatterono e morirono intorno alle case distrutte di San Martino e sul monte San Michele con una mostra dal respiro internazionale vuol dire restituire al triste passato di un luogo, una volta di guerra, le memorie di pace di quegli uomini che, loro malgrado, si trovarono coinvolti in un conflitto dalle proporzioni epocali. La mostra, costruita in collaborazione con istituzioni e associazioni italiane, rumene e ungheresi, intende evidenziare alcuni punti centrali della storia di guerra del nostro
territorio, attraverso figure concrete e nello stesso tempo altamente simboliche, come il poeta Giuseppe Ungaretti che alla guerra e alla sofferenza umana si ispirò per le sue prime esperienze letterarie, alle trincee di Bosco cappuccio, all’Albero Storto e l’Albero Isolato, punti di riferimento e di memoria storica e poi simboli della sofferenza e
dell’eroismo dei soldati rumeni e ungheresi sul fronte carsico.
Accanto ai simboli riconosciuti, verranno evidenziate le memorie note e sconosciute di militari e civili che nella guerra hanno perduto molto, se non tutto, che passando per San Martino hanno voluto lasciare un segno e un pensiero. Nello stesso tempo, si vogliono mostrare i segni fisici della guerra che ancora oggi permangono sul terreno, dando “voce” e spessore ai sentieri di guerra che circondano San Martino, che grazie a opportune sintetiche spiegazioni in più lingue potranno essere percorsi con spirito di pace dai pronipoti di quegli uomini che qui si combatterono e morirono cent’anni fa. Uomini che certamente non avrebbero voluto morire su quelle pietraie, ma rimanere a casa con le loro famiglie. L’obiettivo finale è piuttosto ambizioso: costruire dentro e attorno a San Martino del Carso, da maggio 2015 a settembre 2016, per il tempo della mostra, un circuito capace di unire le memorie di pace di popoli una volta in guerra, favorendo nel contempo l’incontro di più “storie”, “esperienze” e “memorie” segnate da un conflitto epocale, che si incontrano proprio sui luoghi che videro tanto dolore, sofferenza e morte. Così San Martino potrebbe diventare una sorta di stazione delle memorie della Grande
Guerra, con incontri, mostre a tema, itinerari, conferenze, spettacoli teatrali, musicali e dibattiti. Alcune giornate saranno dedicate alla scoperta dei tanti luoghi e segni di guerra intorno San Martino, in collaborazione con le diverse associazioni e appassionati che si
occupano, da diversi punti di vista, della valorizzazione storica del territorio.

ESPOSIZIONE
“L’Albero Storto” proveniente dalla Romania viene esposto all’interno del piccolo Museo della Grande Guerra di San Martino del Carso con adeguati pannelli espositivi che illustrano la storia della reliquia e del settore del fronte dove era posizionata. All’interno della mostra verranno esposti reperti e cimeli dei militari dei due eserciti
provenienti dalla collezione del Gruppo Speleologico Carsico di San Martino e/o privati prestatori. Verranno inoltre eseguite mostre a tema presso i vari comuni vicini per ampliare la conoscenza storica del territorio, in concomitanza con la mostra principale di San Martino
del Carso, che fungerà da contenitore per eventi che coinvolgerà l’intero territorio circostante. Anche la mostra interna al museo verrà diversificata nel corso della durata della manifestazione, modificando periodicamente il tema degli oggetti esposti: dagli oggetti di vita quotidiana dei soldati, agli equipaggiamenti in dotazione e ai lavori artigianali realizzati durante i periodi di riposo, ad altri oggetti e reliquie provenienti dall’Ungheria. L’obiettivo finale è quello di riportare, negli ultimi mesi della mostra l’Albero Isolato per posizionarlo accanto all’Albero Storto per esporre nuovamente vicini, “Gli Alberi di San Martino”.

ITINERARI
Attorno San Martino verranno creati alcuni percorsi storici opportunamente didascalizzati allo scopo di portare i visitatori della mostra a conoscere i luoghi, i residuati e i monumenti intorno San Martino, dalla celebre lapide ungarettiana al monumento al 4° Honved, dalla trincea dell’Albero Storto ai resti della Chiesa Diruta, dalle gallerie del San Michele, dai graffiti nelle doline ai numerosi resti di trincee, caverne e camminamenti che insistono nelle vicinanze.

TEATRO E MUSICA DALLA TRINCEA
Una o più serate teatrali con rappresentazioni di episodi storici particolarmente legati al territorio, accompagnate da canzoni di trincea e di speranza dei soldati in guerra, raccolte e presentate da gruppi specializzati nella ricerca etnomusicale. Una rappresentazione teatrale, nel 2015 dal luogo della trincea dell’Albero Storto dedicata
proprio alla storia di questa trincea e da una seconda rappresentazione teatrale, nel 2016, nei luoghi che cento anni prima i soldati italiani subirono il primo attacco con il gas a San Martino e sul Monte San Michele del 29 giugno del 1916, da parte dell’esercito
austro-ungarico, che causò la morte di 6500 soldati italiani in poche ore.

 

(fonte: Il Messaggero, Il Piccolo, Corriere della Sera, Comune di Sagrado)

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