Grande-Torino

Grande Torino: In migliaia a Superga per il giorno della memoria. Un pensiero speciale al tecnico ungherese Ernő Egri Erbstein

TORINO – Per la Fifa oggi è la Giornata Mondiale del Calcio, ma per il Toro è qualcosa di più: il giorno più sacro ed emozionante. Per questo migliaia di tifosi granata saranno presenti oggi pomeriggio sul colle di Superga per onorare il Grande Torino e le 31 vittime della tragedia aerea del 4 maggio 1949. In questo anniversario del 4 maggio, però, un pensiero speciale da parte dei tifosi granata andrà ad Ernő Egri Erbstein, l’allenatore ungherese di origine ebraica del Grande Torino, che scampò all’Olocausto, ma morì a Superga con i suoi ragazzi.

Sono passati 66 anni da quel tragico schianto, ma il ricordo è cresciuto nel tempo ed ormai si trasmette a generazioni che hanno solo sentito parlare della squadra di Valentino Mazzola da genitori e nonni, ma non mancano mai l’appuntamento con la santa messa delle ore 17:03 (l’ora dell’impatto dell’aereo, che rientrava da Lisbona, contro la basilica di Superga) e la successiva lettura della lapide da parte del capitano del Toro.

In questo anniversario del 4 maggio, nel settantesimo anno dall’apertura dei cancelli di Auschwitz, la figura di Erbstein viene ricordata con ancora più forza. Non solo dal Toro, ma anche e, soprattutto, all’estero. In Inghilterra Dominic Bliss, un giornalista-scrittore,  gli ha reso omaggio con una biografia curata ed appassionante: «Erbstein, il trionfo e la tragedia di uno dei pionieri dimenticati del calcio».

Attraverso interviste, ricerche d’archivio e indagini a tutto campo, l’autore del libro ha ricostruito la storia di questo pioniere del calcio. Ernő Egri Erbstein ha modellato con le sue idee la favola del Grande Torino, ovvero gli “Invincibili”, capaci di vincere 5 scudetti consecutivi a cavallo della Seconda Guerra Mondiale, forse anche per un senso di gratitudine nei confronti di Ferruccio Novo.

Il presidente di quel Toro lo aiutò a salvarsi dalle leggi razziali tanti anni prima, poi lo stesso Erbstein riuscì a scappare da un campo di lavoro dei nazisti a Budapest nel 1944 e tornare in Italia per riprendere quel discorso interrotto con i colori granata. Fino alla tragedia di Superga, ma il suo mito è diventato immortale come quello del Grande Torino. E sua figlia, Susanna, sarà in prima fila oggi a ricordarlo, dopo essere cresciuta e vissuta a Torino nel suo ricordo indelebile.

(fonte: La Stampa)

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