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“Europa di ieri, Europa di oggi” in Trentino: Doppio appuntamento con Ágnes Heller

BOLZANO – Torna in Trentino Alto-Adige la prestigiosa filosofa ungherese Ágnes Heller, invitata dal Centro per la Pace del Comune di Bolzano. Nata a Budapest nel 1929, la filosofa ha festeggiato proprio ieri il suo compleanno, quando è arrivata a Bolzano. L’occasione della visita è l’uscita del secondo volume della collana “Dialoghi della pace”, nata da una partnership Centro Pace – Editrice il Margine, che ha come titolo “La bellezza (non) ci salverà”. Il libro raccoglie il dialogo fra Ágnes Heller e il famoso sociologo polacco Zygmunt Bauman, avvenuto lo scorso anno all’Università di Bolzano, nell’ambito del ciclo di incontri “Quale bellezza salverà il mondo?”.

Oggi, alle ore 18:00, la Heller terrà una lezione pubblica nell’Aula Magna della Libera Università di Bolzano, nell’ambito del corso dello Studium Generale, che, in questo semestre, è incentrato sul tema dell’alterità. La Heller affronterà un suo tema “forte”, già sviluppato negli anni Ottanta in un corso alla New School di New York, insieme al filosofo francese Jacques Derrida, ossia l’amicizia: che significa essere amici? Qual è la differenza fra essere amici e conoscenti? Fino a che punto l’amicizia ha un potere salvifico? E cosa sono io per l’altro e l’altro per me?

Giovedì 14 maggio, alle ore 18:00, Ágnes Heller sarà, invece, a Trento, all’Istituto di Scienze Religiose, nell’aula grande della Fondazione Bruno Kessler, per riflettere su “Europa di ieri ed Europa di oggi”. Venerdì 15 maggio, sempre alle ore 18:00, la Heller presenterà il libro “La bellezza (non) ci salverà” in un incontro a Riva del Garda, organizzato dalla cooperativa Arcobaleno, nella sala della ex biblioteca (Istituto Comprensivo Damiano Chiesa).

E sabato la pensatrice ungherese chiuderà il suo tour in regione, portando un saluto al concerto-spettacolo in omaggio a Tiziano Terzani, alle ore 20:30, al Teatro di Gries, a Bolzano.

Il rapporto fra Ágnes Heller e il Centro per la Pace si è rafforzato molto con l’uscita del libro “I miei occhi hanno visto” (il Margine), che ricostruisce la straordinaria vita di una delle filosofe che hanno segnato la filosofia moderna e contemporanea e che oggi compare come un “classico” del pensiero del Novecento. Una filosofa che fonde testimonianza e pensiero. Gli occhi di Ágnes Heller – classe 1929, ebrea ungherese, figlia di una famiglia di intellettuali di origine austriaca; la nonna è stata la prima donna laureata all’Università di Vienna – hanno visto l’inferno del ghetto di Budapest. Quando ci entrò con la mamma, aveva 15 anni. Sapeva tutto di Hitler. Sapeva che sarebbero tutti morti. Il padre, scrittore, musicista, artista ebreo, morì ad Auschwitz nella primavera del 1944. Gli occhi di Agnes hanno visto il fuoco di Hiroshima e Nagasaky, hanno registrato lo scandalo della potenza atomica e la disumanità di un progetto scientifico e militare di distruzione di massa. Ma quando venne la pace, gli occhi di Ágnes hanno ricominciato a vedere i colori del mondo e a leggere cose straordinarie. Iniziò così la passione per la filosofia, che in pochi anni la vide al fianco di uno dei grandi maestri del pensiero moderno, György Lukacs, l’autore di “Storia e coscienza di classe,” il filosofo che cercò di liberare il marxismo dal manichesimo dogmatico. E iniziarono altri problemi. La libertà durò poco, perché un altro regime totalitario tentò di impossessarsi della sua vita. L’impatto con il regime comunista sovietico fu terribile. Gli occhi di Ágnes hanno visto la paura, la persecuzione, il controllo dei servizi di sicurezza, hanno visto la fame, la solitudine, l’accanimento e la violenza. Perfino la minaccia del carcere. Ma non piegò mai la testa. Fondò, insieme ad altri filosofi importanti, la Scuola di Budapest, che cercò di operare ad una nuova fondazione del marxismo. I suoi libri in Ungheria venivano censurati, ma nell’Ovest uscivano, portati di nascosto oltre la frontiera da editori coraggiosi. Ágnes era ben collegata con i più grandi filosofi del tempo, che la incoraggiavano ad andare avanti (Adorno, Horkheimer, Habermas, Marcuse, Fromm, Lévinas, Kolakowski…). E così, resistette fino al 1973, quando uscì da quel sotterraneo ideologico per tornare ad assaporare gli aromi della libertà. Prima insegnò all’Università di Melbourne, in Australia, poi in America. Le venne affidata la cattedra che fu di Hannah Arendt, alla New School di New York. E qui, finalmente, poteva scrivere quello che pensava e dire quello che aveva in mente. Nasce una produzione di pensiero solida, integrale, massiccia. La caduta del muro di Berlino fu l’epilogo di una resistenza durata cinquant’anni. E non ancora finita. Oggi la Heller si trova a resistere, nel suo Paese, come figura di riferimento di una opposizione ad un governo che mescola elementi deteriori della cultura di destra, fino a lasciare spazio aperto a forme di antisemitismo pericolose (il suo studio, all’Università di Budapest, due anni fa, venne attaccato da antisemiti con scritte del tipo: “Fuori gli ebrei dall’università!”).

Ma l’Europa di oggi non è l’Europa di ieri. Gli occhi di Ágnes possono spiegare la differenza: l’Europa di ieri era dominata dal potere, dagli apparati, dai sistemi di controllo, dalla censura, dalla violenza, dalla guerra e da tutti quegli “ismi” di cui lei non vuol nemmeno sentir parlare. «E, dunque, il nostro compito è chiaro: dobbiamo difendere la democrazia e la libertà».

 

Vedere anche l’articolo:

Agnes-heller-per-un-etica-della-bonta-a-mantova-ornella-crotti-parla-della-filosofa-ungherese-che-nel-2010-fu-ospite-del-festivaletteratura/

 

(fonte: Corriere delle Alpi)

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